JAN FRODENO non è SUPERMAN. O forse si.

“Certainly not how I hoped this season would end..”

Comincia così l’ultimo post Instagram di Jan Frodeno, fresco IRONMAN 70.3 World Champion, che ancora una volta ha dimostrato di essere lui a comandare, mettendosi dietro i “fenomeni” Brownlee e Gomez. Oggi, a una settimana dalla gloria, si ritrova fuori dai giochi di Kona per una frattura da stress all’anca, condizione patologica frequente negli atleti di lunga distanza che può essere identificata come la “morte dell’osso”, a causa della mancanza di un adeguato flusso di sangue che si verifica solitamente nella testa del femore, provocando un dolore sordo o pulsante nella anca, all’inguine o al gluteo quando si cammina, oppure spostandosi da un lato all’altro. Sembrava tutto già scritto, come in uno di quei film dei supereroi. Il 40° anniversario dell’Ironman World Championship e la voglia di Frodeno (mai nascosta) di riprendersi il “suo” titolo perso a Kona un anno fa a causa di un altro infortunio, probabilmente derivante da una situazione analoga.

Jan Frodeno
Ironman World Championship 2017 – Photo Courtesy: Frank Hau

Terapia fisica e farmaci sono le opzioni per il trattamento conservativo del dolore nello frattura da stress, che spesso però non riescono a ripristinare la condizione pre-infortunio, come in questo caso, dove si parla di un atleta ancora fortemente competitivo che deve tornare ai massimi livelli nel più breve tempo possibile. E allora la chirurgia, oggi mini invasiva, permette di tornare alla vita di tutti i giorni. La riflessione che però vogliamo fare è questa: “Siamo sicuri che quei volumi di lavoro siano compatibili con il grado di sopportazione di un fisico super allenato? E siamo proprio sicuri che dopo una stagione stellare come quella disputata fino a una settimana fa, Frodeno si sarebbe presentato nelle migliori condizioni a Kona?”

https://www.instagram.com/p/BnnW–zFn92/?taken-by=janfrodeno

Il dubbio a questo punto è lecito, ma ancora una volta Frodo si è dimostrato un Superman del marketing e dello storytelling, un uomo, forse l’unico nel triathlon, capace di raccontarsi anche sui social e trasformare un’altra beffa sportiva in un clamoroso ritorno di immagine (e di euro), proprio come un anno fa.

“Certamente non era così che avrei immaginato il mio finale di stagione..” E nemmeno noi.

Chapeau

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