Tecnici o Allenatori societari? Non importa, sicuramente dovrebbero contare di più.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo articolo del Corriere della Sera a firma del Prof. Giorgio Rondelli, tecnico nazionale di Atletica Leggera, giornalista sportivo e commentatore tecnico Rai, che metteva in luce come, da oramai troppo tempo, l’atletica azzurra viva un momento di palese difficoltà a livello assoluto e di come vi sia l’urgenza immediata di ridare dignità ai tecnici, troppo spesso messi in disparte, ma che sul piano operativo forniscono impegno, dedizione totale, conoscenze tecniche approfondite ed esperienza, senza ricevere la giusta ricompensa, economica e morale.

Viste anche le molte polemiche che hanno accompagnato il “dopo Olimpiadi” anche nel Triathlon, mi va di dire la mia. In prima battuta condivido il ragionamento di Rondelli sui tecnici mal pagati, sul fatto che all’estero spesso le cose funzionino meglio etc.. ma c’è un MA. Un MA grande come una casa, legato sia al funzionamento delle società sportive sia sulla capacità da parte delle federazioni di gestire il confronto e dal confronto far progredire il movimento.

Le società sportive dilettantistiche in Italia sono quelle che sono perché rispetto ad altre realtà estere devono sottostare ad una normativa che è molto meno incentivante rispetto a buona parte del mondo, MA hanno una forza che all’estero si sognano ed è la forza del volontariato e della genialità oltre che la dedizione al sacrificio. Non dobbiamo secondo me dimenticare che se viene fatto sport di base in Italia è prevalentemente perché ci sono le piccole società sportive dilettantistiche. Ed è all’interno di queste realtà che nella maggior parte dei casi si formano in prima battuta i tecnici appassionati che cercano e spesso superano le difficoltà di tutti i giorni per far fare sport. Ecco, secondo me da qui bisogna ripartire per dare forza al movimento sportivo e ai tecnici. La specializzazione e la crescita degli allenatori, a mio avviso, non deve mai dimenticare i sacrifici che chi è alla base fa quotidianamente, e in questo, chi fa il dirigente sportivo dovrebbe avere un ruolo rilevante.

E’ vero anche PERO’ che spesso le federazioni, di questa forza poco se ne preoccupano e tirano dritto, snobbano il valore dei sacrifici che le società sportive fanno, che fanno i volontari delle società sportive, che fanno i tecnici delle società sportive, nascondendosi dietro un dito e dimenticando che da statuto i compiti delle federazioni e del CONI sarebbero ben diversi.

Ora, a breve ci saranno le elezioni federali, con tutto ciò che questo comporta in termini di definizione di programmi, di strategie e di ASSEGNAZIONE DI RUOLI TECNICI.

Spero che quelli che verranno eletti a governare la Federazione Triathlon si impegnino nel cercare un approccio diverso, nel metodo e anche nella sostanza, volendo stimolare e prediligere il confronto fra i tecnici societari, e che questi possano contare molto di più anche se questo vuol dire accettare situazioni in certi momenti potenzialmente difficili e accese nei toni. Mi auguro anche che i tecnici che chiamati a dirigere le squadre nazionali abbiano sempre ben chiaro il concetto che i protagonisti dell’attività agonistica sono gli atleti, che per progredire devo essere guidati dalle persone di cui hanno fiducia.. poi, risultati alla mano, si potranno fare le considerazioni del caso.

Alberto Bucci

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